Il racconto del fratello di Sofia, una delle giovani rimaste gravemente ferite dopo la strage di Crans-Montana al Le Constellation.
Sono ancora tanti gli interrogatori legati alle responsabilità per la tragedia a Crans-Montana con l’incendio divampato all’interno del locale del Le Constellation. Decine le vittime e tantissime le persone, giovani, ferite. Tra chi è rimasto gravemente ustionato c’è anche Sofia Donadio, attualmente nel reparto grandi ustionati del Niguarda. Suo fratello, Mattia, ha parlato al Corriere della Sera dando una testimonianza molto dolorosa sulla situazione della sorella.

Crans-Montana: il racconto di Mattia, fratello di Sofia Donadio
Al Corriere della Sera, Mattia Donadio, fratello della povera Sofia, 16 anni, una dei quattro studenti del Liceo Virgilio rimasti coinvolti nell’incendio di Crans-Montana, ha raccontato il sollievo per aver potuto riabbracciare in qualche modo la sorella ma allo stesso tempo l’angoscia e il dramma che tutta la famiglia sta vivendo dopo quanto accaduto.
La ragazza, infatti, si trova presso il Centro Grandi ustionati di Niguarda, e la situazione, per migliorare, avrà bisogno di davvero tanto tempo. “La guarigione sarà un processo lungo, non si parla di mesi ma di anni. Il rischio di infezioni è altissimo e a Crans hanno respirato la fuliggine e le sostanze tossiche dei pannelli fonoassorbenti. Ma parlando con gli altri famigliari, immaginiamo già il giorno in cui rivedremo tutti i nostri ragazzi insieme, all’aria aperta, finalmente guariti”.
Il dettaglio del riconoscimento
A destare sgomento e dare grande sofferenza, un dettaglio che il giovane Mattia ha raccontato sulla sua sorellina: “Noi non abbiamo casa a Crans. Sofia era ospite di Francesca, sua compagna di classe. Io e Alice avevamo lavorato fino a Capodanno e abbiamo deciso di partire all’ultimo e per fortuna, così eravamo lì. Abbiamo riconosciuto Sofia dalle unghie. Due ragazzi francesi si erano presi cura di lei. Quando è stata caricata in ambulanza per tre ore l’abbiamo ‘persa’. Chiamando tutti gli ospedali l’abbiamo ritrovata a Losanna. Intanto vedevamo altri ragazzi ustionati che parlavano, camminavano, poi all’improvviso peggioravano”.
Lui come altri giovani, dopo la tragedia sta affrontando alcune problematiche: “Molti fra noi hanno scoperto di avere una grandissima paura dei luoghi chiusi. Appena entriamo in luoghi sotterranei, come i parcheggi o anche alcune palestre, cerchiamo subito l’uscita di sicurezza. L’ospedale ci garantisce un aiuto psicologico”.
Mattia ha poi aggiunto che di volere giustizia e che al Niguarda sente “che mia sorella è totalmente al sicuro. Ormai sentiamo anche loro – dottori, infermieri, oss – come parte della famiglia. E non è un modo di dire”.